La Femine furlane

50,00 euro 40,00 euro

Disponibilità:
Disponibile
Codice:
RS-L0727
Produttore:
Edizioni Designgraf
Autore:
Otto D'Angelo
Lingua:
Italiano, friulano e inglese
Pagine:
302, cartonato
ISBN:
-
Dopo “Immagini di una civiltà” (Vattori 1987) e “Il volto di una civiltà” (Ribis 1998), Otto D'Angelo, il pittore friulano della memoria, l'artista che usa il pennello come una macchina fotografica - per ricostruire, fin nei minimi particolari, luoghi, ambienti, atmosfere d'un passato ormai dimenticato - ha puntato questa volta l'obiettivo sulla donna. “La femine furlane - La donna friulana” (ma c'è anche una versione dei testi in inglese) è il titolo di questo ricco volume edito da Designgraf. Il pittore di Silvella usa come sempre il cuore e il pennello per descrivere le sue donne-madri e donne-sorelle. Nei 133 dipinti (e nei testi in friulano, affidati a due esperte ricercatrici: Giacomina De Michieli e Anita Salvador) c'è tutta l'epopea femminile: un modo di vivere faticoso, duro, con tanta miseria, ma, nonostante ciò, semplice, spontaneo, sincero e sereno, senza affanni, senza traffico, senza dover sempre correre, senza Internet, cellulari e centri commerciali. Vediamo dunque la donna impegnata nelle mille faccende di casa, ai fornelli, ma anche a fare il pane, la polenta, il sidro, a pestare il sale, a curare l'orto e gli animali, far legna nel bosco, attingere l'acqua al ruscello, difendersi dal freddo «che entrava sotto le unghie».E ancora: battere il frumento, allevare i bachi da seta, portare la gerla e altri carichi pesanti, pigiare l'uva, scartocciare il granoturno per fare i letti con le foglie, cucire gli scarpetz, tosare le pecore e filare la lana, fare il burro e il formaggio... Ma c'è anche qualche momento di riposo e la povera donna può ascoltare la radio, preparare i fiori per la chiesa, lavarsi nella stalla, mettersi 'in ghingheri" e andare al ballo sul breàr oppure, se ragazza, “morosare” in tinello sotto gli occhi della mamma intenta a sferruzzare. Poi c'è tutto il percorso della vita: la dote, la sposa, la puerpera, la mamma... C'è pure la zitella (che si dispera: «Nessuno mi vuole!») e persino la “strega” o presunta tale, secondo le malelingue di paese, che tutti cercano di evitare facendo i debiti scongiuri!
 

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